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E’ l’inizio di dicembre del 1980, quando durante la solita chiacchierata via radio del pomeriggio, con Stella, (rr574), io e mio fratello Roberto, decidiamo di andare a trovarla in Irlanda del nord, consapevoli che questa volta, non sarebbe stata la solita "passeggiata fuori porta", ma qualcosa di diverso che sarebbe rimasta dentro di noi per sempre.   

Stella è una ragazza che come me, ama farsi delle belle chiacchierate su 27.575 mhz in lsb.

Parla di tutto senza problemi; è simpatica, cordiale, molto intelligente; lavora presso un Ufficio postale della sua cittadina a 50 miglia a nord ovest di Belfast. Ha una bella famiglia, costituita dalla mamma Edna, (una donna allegra e socievole, malgrado sia rimasta vedova da tempo), dai suoi due fratelli, Sidney e Derrek, (un po' mattacchioni, ma ospitali ed alla mano), dal suo ragazzo Marc, (tipico soldato della Corona britannica). Non parla mai alla radio, forse perchè teme che il suo accento inglese, possa innescare ritorsioni nei confronti della famiglia che lo ospita, da parte di quelli che non gradiscono la presenza degli inglesi nell'Ulster.     

Stella, da tempo, ci chiede di fare un viaggio da lei, per vedere il suo Paese, magari nel periodo di Natale.  

“sarebbe meraviglioso trascorrere le vacanze fuori dall’Italia” dico fra me e me. La cosa sembra irrealizzabile, soprattutto vista la situazione politica della zona, ma col passare dei giorni, mi rendo conto sempre più, che sta per diventare possibile. 

Iniziamo a comperare i regali che porteremo con noi in Irlanda e le borse, si fanno sempre più pesanti: “per portarle ti voglio”!

carichiamo anche qualcosa di mangereccio: arance, panettoni,torroni ed altre leccornie italiane; non si sa mai!

effettueremo un lungo viaggio in treno e traghetto; sarà l’occasione per vedere un po’ di paesaggi e di mare del nord.

Partiamo da Roma, un pomeriggio freddo con la tramontana, per  Parigi Bercy, che ci accoglie avvolta in una mattinata grigia e sonnacchiona. La gente infreddolita, chiusa nei paltò, si dirige verso gli schermi, per osservare gli orari dei treni. 

“Un bel viaggio, comodo e senza problemi”,  dico forse un po' troppo presto, parlando con mio fratello. aggiungo:    

“è il momento di mettere alla prova il mio francese per arrivare al più presto à la gare du nord”.   

Considerato l’eccessivo numero di bagagli, decidiamo di prendere un taxi.   

Domando ad un distinto signore, dove poterlo trovare. Egli mi indica il luogo e mi suggerisce di chiedere al tassista, una fattura a fine corsa ; in questo modo,egli aggiunge: “l’importo sarà certamente esatto”.  

Accetto di buon grado l’invito; salgo sul taxi e trovo un tassista molto cortese e professionale.    

Man mano che ci avviciniamo alla stazione, egli illustra a mio fratello,  i punti di interesse della città che incontriamo, rendendo il viaggio più interessante.   

Giunti alla stazione, apprendo che, a causa dello sciopero dei ferrovieri, i passeggeri diretti in Inghilterra, sono dirottati a Boulogne al posto di Calais.

Non c’è tempo da perdere;troviamo il treno e poi parlerò col controllore, per cercare di ottenere due posti. Egli, osservando i nostri biglietti,  si rende conto che abbiamo percorso tanta strada e che ne dobbiamo percorrere altrettanta, di conseguenza, anche per rimediare ai disagi causati dallo sciopero dei macchinisti, ci fa accomodare   in prima classe e senza ulteriore esborso. 

A Boulogne, c’è appena il tempo di dare un'occhiata intorno e salire sul ferry per Folkston:   

“un viaggio al cardio palma”; "Basta un piccolo ritardo e siamo nei guai"! Speriamo che il mare non sia mosso!  

Boulogne, è il tipico porto; si sente l’odore dell’acqua stagnante, mescolata al grasso delle navi, il richiamo dei gabbiani, l'odore di pesce imputridito.    

Immagino che Calais sia più grande e più importante di Boulogne; da li partono tutti i traghetti per l'Inghilterra,  ma,  arrivati dove siamo, un porto vale l'altro.    

In questa cittadina francese, c'è una gran confusione di gente che non sa dove andare e cosa fare,  forse a causa dello sciopero dice qualcuno.   

Osservo un cielo grigio e piovigginoso tipico di queste parti, con un’umidità talmente appiccicosa, che nemmeno il vecchio eschimo, riesce a tenere lontana.

Ho fame; mangiamo qualche tramezzino e beviamo un bicchiere di birra, in attesa che parta il ferry.

Accendo la radio fm, per curiosare fin dove si ascoltano le radio francesi e inglesi;

Niente da fare!spengo tutto! stò traghetto, è un container di disturbi!

Il mare è mosso, Roberto comincia a dare i numeri. Se ne va in alto a prendere aria, ed io che mi atteggio a “gran marinaio”, continuo a sgranocchiare senza pietà. 

“Mi fai rabbia” mi dice dopo un po’ Roberto, ed io replico:  

 “dovresti ricordarti che sono un Marconista”, rispondo io divertito.    

Non vi racconto il resto della conversazione, perché contiene una serie di improperi inadatti a questo sito.

Salito sul treno che da Folkston porta a London Uston, trovo anche il tempo per prendere il te e scambiare due parole con una deliziosa vecchietta inglese.     

Ce l'avete presente la classica nonnina inglese? Bè, proprio lei.

Era talmente perfetta nelle movenze e nell'atteggiamento, che a mio fratello veniva spontaneo riderle in faccia; fortuna che non l'ha fatto.

Giunti a London Uston, prendiamo  la metro, che non è minimamente paragonabile a quella di Roma,  per andare a  London Victoria.

A fine percorso, incontriamo un controllore nero, che ci chiede la verifica dei biglietti.    

Resto basito, poichè aspetto che tale controllo sia invece effettuato a inizio percorso.     

Noto con vero piacere, che in Inghilterra, molte cose, sono diverse rispetto all'Italia; inizio a capire che non esiste un solo modo per risolvere i problemi.

Ricordo che parliamo del 1980; da noi, ancora non si parla di immigrazione, mentre qui, ci troviamo già in una società cosmopolita..   

Giunti a London Victoria, cerchiamo il nostro treno per Olihead.

E' notte mentre viaggiamo e questo treno, dovrebbe essere una specie di locale. E' vecchio, tutto di legno e fa un casino micidiale, per non parlare del freddo. Io mi addormento e mi risveglio all'arrivo.

Mezzo rimbambito scendo dal treno, e mi accingo ad entrare in un altro ferry; questa volta per Dublino. 

Un sospiro di sollievo; il traghetto è bello caldo e noi finalmente possiamo distenderci su poltrone degne di questo nome.

L’imbarcazione è grande e molto affollata da irlandesi che ritornano a casa per le vacanze di Natale.

Mentre parlo con mio fratello, veniamo salutati in spagnolo da una ragazza irlandese anch'essa in vacanze.   

Contrariamente al treno, qui, l'ambiente, è allegro e festoso. Riconosco subito che gli irlandesi sono diversi dagli inglesi;più rumorosi; un po' come noi italiani.

Qualche metro più in la, un po' in disparte, c'è un tizio inglese che beve Guinnes a tutto spiano, ignaro di quello che di li a poco gli sarebbe capitato.

Mentre la gente ride e scherza, egli continua a bere e dopo un po' comincia a dare di matto, offende pesantemente due signori irlandesi che gli stanno vicino e rischia il linciaggio.

A quel punto, per evitare il peggio, un omaccione, grosso e alto, senza dirgli nulla, se lo carica, lo chiude in bagno e porta via la chiave:il problema è risolto. Morale della favola: l'inglese viaggia chiuso in bagno fino a Dublino, dove arriva sano e salvo il giorno dopo.   

Finalmente posso rilassarmi un po' anch'io; il mare non è mosso, Roberto sta bene ed io mi vado a bere un bel boccale in santa pace.

Arriviamo a Dublino alle 6 del mattino. Fa un freddo bestia ed è buio pesto.

Qua e la nel porto, si sentono le parolacce e le grida degli operai scaricatori.  

D'un tratto, mi viene voglia di cioccolato caldo. Si, va bè, ma chi te lo da il cioccolato caldo a quest'ora? Entriamo in un bar e capisco che qui  al massimo posso chiedere di bere un latte caldo;non ci resta che accontentarci di quello che "passa il convento"..

Il barista ci guarda un po' schifato, mentre gli altri avventori, bevono birra già dalle prime luci dell'alba.

Dopo aver dato un'occhiata alla cartina di Dublino, capiamo che la stazione è troppo lontana per arrivarci in metro o a piedi; quindi, ci vuole un taxi.

Saliamo su una macchina vecchia che mi sembra una sotto specie di Balilla; un po' traballante e piena di rumori. Speriamo che non ci abbandoni!

il tassista tace; non so se perchè non ci capisca o perchè non gli interessi parlare con noi; comunque sta zitto. 

Piove lentamente e tutto dorme ancora. I semafori lungo la via che dal porto conduce alla stazione, sono ancora tutti spenti, di conseguenza, arriviamo a destinazione abbastanza presto..

Un treno, che mi pare quello del vecchio west, ci aspetta qui a Dublino per portarci a Belfast.

La gente è nervosa e non capisco il perchè.    

Solo dopo un'imbeccata, so che lungo la tratta che sto attraversando, avvengono spesso e volentieri attentati dimostrativi o azioni di guerriglia dell'I.R.A.

D'un tratto, mi rendo conto che potremmo essere nei pasticci! ma essendo giovani e anche un po' svitati, il buon umore torna subito da noi, anche perchè Stella e famiglia, ci stanno aspettando e noi stiamo arrivando.

Finalmente, dopo un viaggio estenuante, scendiamo dal treno;siamo a Belfast. 

Riconosciamo Stella e Marck fra la gente che aspetta i viaggiatori all'inizio del binario.

C'è tanta gente che ritorna in Irlanda del nord, dai luoghi più impensati e lontani, per trascorrere le vacanze di Natale in famiglia.

In quel tratto di marciapiede, sento parlare inglese, francese ed anche spagnolo, tutto, in pochi secondi; mi pare incredibile essere qui.

Stella ci abbraccia e si dimostra cordiale, così  come me l'ero immaginata.     

E' visibilmente felice per la nostra presenza.

Giunti a casa sua, conosciamo Edna, Mandy e tutti i vicini, che ci accolgono come eroi.  

Gente semplice con una grande carica di simpatia e umanità.

E' da poco sera, quando distrutti dal viaggio, ci addormentiamo come sassi.

Il sonno è talmente profondo che non sento nemmeno la presenza del gatto che salta sul mio letto; ben per lui, altrimenti, l'avrei fatto arrosto!

Il povero Snowy, è un bel gattone bianco, abituato in casa a fare il comodo suo, e lo fa molto bene.

Al mattino mi alzo, al dolce suono dei gabbiani.

E' talmente bello stare qui sdraiati a sentire la natura che non sembra vero.

D'un tratto, mi sembra di essere in un altro mondo, dove gli uccelli che si rincorrono nei cieli, portano agli uomini la serenità.  

Scendo le scale e mi ritrovo in cucina, dove tutti mi aspettano per darmi il buon giorno, mentre mio fratello ch'è ancora al piano di sopra, mi domanda:

"che se mangna"?

io sto per dire che ancora non lo so, quando ecco arriva un bel piatto con due uova al tegamino fumanti e del prosciutto che a me pare mezzo affumicato. 

"Le uova al tegamino" dico io, alzando un po' la voc.Poi aggiungo: "col prosciutto affumicato; che ne so! poi, viecce te a vedè de che se tratta!

Mio fratello risponde:  

"ao che fichi, io me magno l’arance".

Qualche minuto dopo invece,  scende Bob, ossia Roberto, il quale cercando di non farsi capire, mi confida che a lui, non piace affatto fare colazione con le uova fritte e prosciutto, come se io non lo sapessi!mentre lui, cincischia un po', io, da buona "fogna" quale sono, mangio tutto come se fossi di casa.

Dopo colazione, iniziamo la giornata facendo la prima passeggiata per Coleraine.

Tutto è illuminato dalle luci caratteristiche del Natale.

Gli altoparlanti, diffondono vecchi e nuovi brani musicali legati al Natale; un atmosfera bella, cento volte più forte di quella che si respira da noi per le strade del centro.

Ignara della pioggerellina che in questo momento scende, la gente, passeggia per un mercatino, ed osserva con cura la merce esposta.

Dieci minuti dopo, splende il sole; incredibile!

sapevo dico fra me e me, che il clima da queste parti, è molto variabile, ma non mi sarei mai immaginato che fosse così repentino.  

Qui si passa  in pochi minuti, dalla pioggia al sole e viceversa.

Mentre qui piove, tre miglia più avanti, nevica; è sbalorditivo!  

Le nuvole corrono nel cielo, che si apre e si chiude come una fisarmonica, sospinte dai venti che provengono dall'oceano Atlantico.

Mi piace questo clima, perchè  qui, non sai mai come ti devi vestire!   

Quando pensi che ci sia il sole, incontri la pioggia,  quando pensi che piova, puoi andare al parco a prendere il sole.Torniamo a casa; è il momento di disfare le valige e mettere tutti i regali sotto l'albero.

Osservo con occhio affettuoso la casa che mi ospita:

una tipica casetta a due piani, col giardino, il caminetto,in un posto incantevole,  una bellezza.

Da queste parti ancora oggi passa il lattaio che lascia la bottiglia vicino alla porta; così come il giornalaio che consegna le riviste e i giornali.   

Abitudini e modi di vita che da noi, sono inconciliabili, qui, si sposano col meraviglioso verde dei campi, il grigio e blu del cielo, e le nuvole bianche, che si rincorrono tutto il giorno, come se volessero gareggiare fra loro. Visitiamo le città vicine e ci accorgiamo che ovunque, dal paesino sperduto alla città più importante, si respira l'atmosfera natalizia.

In questi giorni, Stella ci sta facendo conoscere diversi C.B. della zona, i quali ci chiedono di accendere un po' la radio quando è sera, ma la verità è che noi, siamo sempre fuori, e l'apparato di Stella resta spento.

Persino i nostri genitori, si lamentano di non sentirci mai per radio, ma domani è Natale e se c'è propagazione, parleremo con loro. Natale: oggi siamo tutti a casa a celebrare questa festa insieme. E' la prima volta che passiamo una festa così importante, lontano da casa; fa un certo effetto! La notte della vigilia, Edna va in chiesa e poi torna e ci trova a casa ad attenderla.

E' bello, stare tutti insieme a chiacchierare, a mangiare il pranzo di Natale, ed a fare le foto, mentre l'apparato radio è acceso a basso volume.

E' quasi mezzo giorno quando sentiamo nostro padre chiamare per radio:

"non senti quanto arriva male?" "e' tutto spostato di frequenza". 

Un momento dopo ed ecco che mio padre non solo si centra, ma per l'occasione, accende pure il lineare per arrivare più forte. "Mamma mia" dico a Roberto, "guarda come arriva forte questo". 

L'aghetto dello strumentino, sbatte senza pietà a fondo scala, mentre la voce di mio padre, si sente anche un canale sotto e uno sopra; scandaloso.

Ripenso al lungo viaggio che abbiamo fatto per giunger fin qui. 

Sentire mio padre così forte e chiaro, mi fa sembrare irreale questo momento.

"Buon giorno Roma, buon giorno Italia; auguri a tutti di buon Natale, da 101/ Irlanda del nord".     

"Giuseppe e Roberto salutano tutti coloro che ascoltano su 27.575 lsb".  

A Roma, c'è mio padre, Walter, Alfredo, Mario,Enrico,Ulisse,Ivo ed altri, che dopo ventotto anni, non ricordo più. Lascio il tastino del microfono ed in radio  si scatena una bolgia che non so descrivere. Tutta L'Italia, da Palermo a Torino, passando per Roma, vogliono parlare con noi.

Ci sentono parlare in italiano e sono curiosi di sapere chi siamo,dove siamo e che facciamo qui ecc. "Per favore, fateci fare qso con Roma; grazie!".     

L'unico che sento bene, con il quale riesco a parlare, è mio padre che se la ride per il fatto che c'è tutta l'Italia che ci cerca.

Parlo un po' con Walter, poi con Alfredo ed infine con gli altri.

Ora la frequenza è silenziosa; riesco persino a sentire un amico che si trova in mobile, ai castelli romani, mentre scende verso casa. 

La conversazione in questo momento sembra essere una vera e propria telefonata.

Ora è Stella che parla e noi traduciamo per gli italiani.

Dice che è contenta di trascorrere il Natale con noi e che si diverte molto anche lei. 

Nei giorni successivi, visitiamo gli ultimi posti in cui non siamo stati, fra i quali, il pozzo di San Patrizio . Faccio incetta di dischi e riempio nuovamente le borse per il ritorno, che purtroppo si avvicina a grandi passi.

Partiamo, mentre io vorrei restare qui per sempre, insieme a questa gente che avvolta in un velo di tristezza, ci saluta e si commuove.  

Ce ne Andiamo mentre quella bimbetta coi capelli rossi che ha solo cinque o sei anni, resta aggrappata al mio collo e dice che vuole venire in America con me.

Che dire della dolce Mandy?  

E' una gran cara ragazza e le voglio molto bene. 

Dei vicini di casa poi,  e della cugina di stella, bella come il sole, a cui piace parlare in francese con me, ne vogliamo parlare? 

Le immagini di tutti i momenti trascorsi in questa meravigliosa terra, si affollano una dopo l'altra, nella mia mente,facendomi assaporare il calore di gente che credevo non potessi amare. 

Mentre il treno cammina, riportandoci pian piano alle abitudini della nostra città, io ripenso ai loro volti, e mio fratello che si accorge di tutto, mi domanda in inglese:

what's wrong with you?

 

 

 

 

 

  


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